Da “Al Pianofolle”… Kilometro Zero

In pochi minuti a piedi dalla Piazza Conte Rosso è possibile visitare il Borgo medioevale di Avigliana, il meglio conservato della Provincia di Torino, suddiviso tra il Borgo Vecchio, verso nord e la Valle di Susa ed il Borgo Nuovo(così definito nel 1400), verso i laghi e la collina morenica;

Di fonte a casa:

* la Piazza Conte Rosso è il cuore dell’Avigliana medievale; gli edifici sono adornati da fregi in cotto secondo la consuetudine del tempo. I portici degli edifici posti sui lati Sud ed Est della piazza hanno una copertura fatta con volte a crociera sorrette da pilastri in pietra decorati da eleganti capitelli. Sul lato Sud della piazza si trova il Palazzo del Municipio, risalente al 1700, che chiude la fila di portici. Al fondo della piazza, sul lato Ovest, si trova la Chiesetta sconsacrata di Santa Croce, la cui origine è molto antica, anche se la facciata è in stile puramente rinascimentale. Di fronte alla Chiesa si può osservare il profondo pozzo, risalente al 1300, che veniva utilizzato per garantire l’approvvigionamento idrico del borgo.

* un po’ più avanti, salendo a destra in fondo alla piazza si riaggiungono con una ripida salita le rovine del Castello Sabaudo;  risalgono al 574 le prime opere di fortificazione sul monte Pezzulano sul quale sorgeva il castello eretto per la prima volta ad opera di Clefi, re dei Longobardi. Secondo alcune fonti lo scontro del 750 fra le truppe di Pipino  il Breve, re dei Franchi, e Astolfo, re dei Longobardi, avviene nei pressi della città. A pochi kilometri da Avigliana d’altronde sono le Chiuse della Valle di Susa dove si svolgono i fatti narrati dal Manzoni nell’Adelchi. Il Castello fu costruito nel 924 dal marchese di Torino Arduino il Glabro. Dal Castello si può godere uno splendido panorama che comprende lo scenario della collina morenica, dei due laghi, della Sacra di San Michele e delle montagne della valle di Susa tra le quali spicca il Rocciamelone (3538 mt.) nel Medioevo ritenuto la montagna più alta delle Alpi.

A sinistra, a pochi passi:

* scendendo verso est lungo la Via Umberto I dopo poche decine di metri, la chiesa di San Giovanni; all’interno sono presenti numerose opere di Defendente Ferrari; la Chiesa è caratterizzata da un pregevole campanile del XIV secolo, con orologio; alla sua destra si trova la Torre dell’Orologio, un edificio a pianta ottagonale con decorazioni in cotto, destinato ad accogliere un orologio installato nel 1330 circa, primo orologio pubblico in Piemonte e secondo in Italia dopo quello di Milano; è stata riprodotta nel falso Borgo medioevale costruito a Torino sulle sponde del Po all’inizio del ’900.

* di fronte alla chiesa di San Giovanni scende la via Garibaldi; dopo aver attraversato Corso Laghi imbocchiamo Via San Pietro. In questa via si può ammirare una stupenda Porta Medioevale che prende il nome dall’omonima Chiesa di San Pietro. La chiesa risale al secolo XII ed al suo interno vi sono contenuti numerosi affreschi dell’epoca compresa tra il XI ed il XV secolo; di notevole interesse è l’affresco del XV secolo rappresentante il Castello, forse l’unica vera testimonianza di come fosse realmente il baluardo di casa Savoia.

A destra uscendo di casa:

* imboccati i portici continuiamo per Via Porta Ferrata, dove s’incontra un rudere della facciata d’un edificio duecentesco molto ben conservato: si possono ancora osservare le sue eleganti bifore sorrette da un’esile colonnina. Di fronte possiamo ammirare la Casa della Porta Ferrata con caratteristica porta ogivale dai capitelli in pietra scolpita. Essa risale al XIII secolo. Scendendo leggermente sulla destra, dietro ad un cancello e al fondo di un viale è possibile ammirare una torre molto ben conservata che probabilmente faceva parte del sistema difensivo della Città. La strada scende poi ripidissima verso un altro gioiello architettonico medioevale: Piazzetta Santa Maria.

La piazza è stata la sede del primo mercato cittadino. All’angolo della Piazza un palazzotto seicentesco molto ben conservato, decorato con bellissimi graffiti, termina alla sommità con un loggiato ad archi. Su questa piazza si aprivano in epoca medioevale piccole ed industri botteghe, rimaneggiate, come il resto delle abitazioni, nel XVII e XVIII secolo. Poco distante, risalendo brevemente lungo le pendici del Monte Pezzolano, vi è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, di origini antichissime, tanto è vero che si ha notizia di manomissioni e restauri risalenti al VII secolo. Essa raggiunse il suo massimo splendore quando fu elevata dal Pontefice Alessandro III alla dignità di Collegiata. Anticamente era soprannominata Chiesa Ducale e conserva nel suo interno i ricordi del Beato Umberto III di Savoia. Il campanile presenta una tipica decorazione trecentesca a piatti di ceramica smaltata (presenti anche sul campanile della Chiesa di San Giovanni Battista).

Si prosegue, poi, per Via XX Settembre, costeggiata da case molto antiche con finestre ogivali o quattrocentesche che affiorano dalle scorticature degli intonaci. Lungo tale via si trova l’Oratorio del Gesù, ridotto ora ad una cappella in stile barocco, ma che poggia su di una base risalente sicuramente a tre secoli prima. Particolarmente interessante è il basso campanile. Proseguendo per Via XX Settembre costeggiamo ancora una casa quattrocentesca ed incontriamo una porta medioevale denominata Porta Santa Maria per poi giungere nella zona del cosiddetto Palazzo del Beato Umberto, di gusto gotico, molto rimaneggiato.

 L’edificio fu costruito in seguito ad un lascito del 1347 ed è stato sede dell’antico Ospedale dove venivano ospitati i pellegrini che transitavano sulla Via Francigena. Di fronte a tale edificio si trovano i resti di una fortezza ampia e quadrata, collegata alla via con un ponte in muratura, un tempo in legno. La via si allarga poi in un borgo fuori mura che prende il nome di Largo Beato Umberto, sulla quale si affacciano case del XVII secolo, per poi chiudersi nuovamente in una strada porticata da un lato, la Via Galini, con due palazzi, uno del 1300, detto Palazzo del Vescovo o Casa Senore, e uno del 1400. Il nome di Casa Senore deriva dall’ultimo proprietario; dell’edificio originale rimangono la facciata, che subì importanti interventi di restauro all’inizio del secolo scorso, e l’ambiente retrostante