Da “Al Pianofolle” …qualche passo in più o poche pedalate

Per chi ha voglia di camminare un po’ di più o fare qualche pedalata dalla Piazza Conte Rosso è possibile, sempre nell’arco di una mezz’ora al massimo, raggiungere il Lago Grande (anticamente della Madonna), il Santuario che vi si affaccia, il Parco naturale e l’Ecomuseo del Dinamitificio Nobel.

Proseguendo in fondo alla Piazza per la via Piave, verso i laghi:
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si sale su una strada di ciottoli per poi scendere per una strada ripida e raggiungere la Via Monte Pirchiariano (il monte su cui sorge la Sacra di San Michele); proseguendo per circa 1500 metri si raggiunge l’area attrezzata sulla sponda nord-occidentale del Lago Grande. L’origine dei due laghi si fa risalire alle ultime due grandi glaciazioni preistoriche, e fanno parte, insieme ai boschi circostanti, del Parco Naturale dei Laghi di Avigliana. Gli amanti della natura non mancheranno di stupirsi di fronte alla grandissima varietà di anatidi che si concentrano sui due laghi, soprattutto nel periodo autunnale.

Da qui le possibilità sono 2:

*- proseguire dritti lungo la sponda occidentale permette in poche centinaia di metri di raggiungere la Casa del Parco.

Il Parco naturale dei laghi di Avigliana è un’area naturale protetta;  è stato istituito nel 1980 allo scopo di tutelare l’ecosistema della zona dei due laghi e della palude dei Mareschi, anche limitandone l’antropizzazione.

I Mareschi costituiscono la zona palustre più occidentale d’Italia, situati nell’area pressoché pianeggiante in cui scorre il canale della Naviglia, unico estuario dei due laghi verso la Dora Riparia. Una particolarità era un tempo costituita dal fatto che, seppur raramente, la direzione del flusso dell’acqua si potesse invertire a seconda del livello delle acque del Lago grande e della portata della Dora. Nel territorio del Parco si trovano anche gli edifici di un’ormai dismessa fabbrica di esplosivi (il Dinamitificio Nobel), che costituisce attualmente un museo. Un altro edificio era invece sede della fabbrica di vernici Duco-Montecatini, dove trovò lavoro lo scrittore Primo Levi nell’immediato dopoguerra, e alla cui scrivania compose gran parte del suo celeberrimo diario di prigionia ad Auschwitz, Se questo è un uomo:  «Cercavo affannosamente lavoro, e lo trovai nella grande fabbrica in riva al lago, ancora guasta per la guerra [...]. Mi era stata benignamente concessa una scrivania zoppa in laboratorio [...] e non mi era stato assegnato alcun compito definito; io, vacante come chimico ed in stato di piena alienazione (ma allora non si chiamava così), scrivevo disordinatamente pagine su pagine dei ricordi che mi avvelenavano, ed i colleghi mi guardavano di sottecchi come uno squilibrato innocuo. Il libro mi cresceva tra le mani quasi spontaneamente, senza piano né sistema, intricato e gremito come un termitaio». P. Levi, Il sistema periodico,  Einaudi, Torino, 1994, pp. 155-156

*- girare a sinistra lungo la sponda settentrionale ed in 10′ circa raggiungere lungo il sentiero e poi la passerella galleggiante il maestoso Santuario della Madonna dei Laghi. Costruito tra il 1622 ed il 1642 esso sorge sul luogo di un antico pilone votivo, meta di pellegrini già dal 1300, attorno al quale era stata costruita una piccola cappella. Dalla sua edificazione il Santuario venne affidato all’Ordine di Cappuccini che vi rimasero fino all’inizio del 1800. Dopo un periodo di alterne vicende la cura del Santuario venne affidata definitivamente all’ordine dei Salesiani, nel 1892. Particolari di notevole interesse sono l’altare ligneo ed il monumento funebre al marchese Ludovico Provana. Importanti sono l’affresco della Madonna col Bambino del tardo 1300 e il polittico dell’Annunciazione, donato da Carlo Emanuele I nel 1581 e probabilmente realizzato nel 1500 da Defendente Ferrari. La chiesa è inoltre ornata da sei grandi tele dono di Casa Savoia. Importante è anche la decorazione della cupola che rappresenta l’Assunzione Gloriosa di Maria; l’opera è stata realizzata da Bernardino Galliari su cartoni inchiodati all’intonaco. Oggi, all’interno del santuario, sono stati ricavati numerosi spazi che consentono di ospitare i Pellegrini in visita. Il Santuario gode di una stupenda vista sul Lago Grande.

            A destra uscendo di casa:
* Imboccati i portici continuare per Via Porta Ferrata superare la Casa della Porta Ferrata,    scendere ripidamente verso la Piazzetta Santa Maria, lasciarsi alle spalle sulla sinistra il bivio per la Chiesa di Santa Maria Maggiore, proseguire per Via XX Settembre superare Porta Santa Maria ed il Palazzo del Beato Umberto, imboccare la Via Galinier, fiancheggiare il Palazzo del Vescovo o Casa Senore; di qui, proseguendo per la via Galinier, in poco più di 10′ (un km) si raggiunge l’Ecomuseo del Dinamitificio Nobel. Si tratta dei monumentali resti della più importante fabbrica mondiale di esplosivi sino all’ultimo dopoguerra..

Quella degli esplosivi è una lunga storia, una vicenda  fra la pace e la guerra che, se ha portato lutti, ha pure consentito la realizzazione di grandi opere pubbliche come i trafori ed ha significato anche sviluppo economico. Tutto ciò fa da sfondo alla storia del dinamitificio Nobel di Avigliana, una vicenda industriale, ma anche sociale e culturale che si sviluppa dal 1872 al 1965. L’industria della dinamite e delle polveri senza fumo in Italia ha origine nell’aprile del 1872 proprio ad Avigliana, in località Valloja. La collaborazione fra Ascanio Sobrero e Alfred Nobel portò alla costruzione del dinamitificio di Avigliana che entrò in funzione il 23 dicembre 1873. La zona scelta, a ridosso di una collina (detta “Trucco di San Martino”), offriva all’abitato la protezione dagli scoppi, si trovava a breve distanza dalla ferrovia e poteva utilizzare l’energia idroelettrica prodotta dall’acqua proveniente dai canali (Molino e Rivoli). A fondare il dinamitificio fu Alfred Nobel stesso, imprenditore svedese, inventore della dinamite, che approfittò dell’abolizione, nel 1869, del monopolio statale sulla fabbricazione degli esplosivi. Nobel arriva in Italia anche sull’onda di difficoltà col governo francese, al quale aveva offerto la produzione della balistite, brevettata da lui stesso in Inghilterra nel 1888, la cui fabbricazione è giudicata troppo pericolosa.

L’impianto industriale possedeva fabbricati dedicati alla preparazione di acido nitrico e di acido solforico e locali per produzione di nitroglicerina e di dinamite. Negli anni successivi, l’impianto venne ingrandito per assecondare le richieste di produzione del Governo: nel periodo di tempo compreso fra il 1875 e il 1889 entrarono in funzione gli impianti per la produzione di dinamiti, di gelatine, per il fulmicotone, per la balistite, per concimi.

Negli ultimi anni del XIX secolo l’attività dello stabilimento venne ridotta, si verificarono flussi migratori di operai specializzati e cartucciere verso il Sudafrica dove l’estrazione dell’oro richiedeva un consumo notevole di dinamite. Nel 1908 venne realizzato un nuovo polverificio, in località Allemandi, per la produzione di C2, cordite destinata alle grandi artiglierie., Il dinamitificio raggiunse il suo massimo sviluppo per soddisfare le esigenze belliche della prima guerra mondiale: venne ampliata l’Allemandi e vennero costruiti nuovi impianti in località Mareschi dove a partire dal 1917 si preparò la galletta. Dopo la guerra si verificò un crollo dell’occupazione, l’Allemandi cessò la sua attività e nel 1925 la Montecatini (società per l’industria mineraria e chimica) acquisì la maggior parte del pacchetto azionario della Nobel. La Nobel, nel 1927, avviò lo studio della trimetiletilentrinitroammina (T4). Con la seconda guerra mondiale ripresero le assunzioni presso lo stabilimento ma nel 1945 l’Allemandi fu distrutto dall’aviazione americana. Dopo la guerra l’attività lavorativa riprese a ritmo ridotto, tanto che nel 1965 la Montecatini decise di trasferire le produzioni ad Orbetello, chiudendo definitivamente lo stabilimento Valloja di Avigliana.

Il Museo, inaugurato nel settembre del 2002, è stato allestito dall’Associazione Amici di Avigliana

che collabora ancora per le visite guidate. Oltre a pannelli esplicativi e audiovisivi che, con filmati d’epoca, documentano le varie fasi della lavorazione degli esplosivi si possono visitare il rifugio anti aereo per le maestranze ed i vari cunicoli e le camere di scoppio, riportati alla luce durante i lavori di ristrutturazione. Sono presenti inoltre alcune suggestive simulazioni sonore che si prestano a richiamare alla mente le condizioni di lavoro estremamente